Una “svolta verde” senza precedenti nella politica economica italiana


Questo è quanto ha annunciato il ministro dell’economia e delle finanze Roberto Gualtieri. Sarà vero?
Enrico Giovannini, portavoce dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, conferma che le tre misure varate dall’esecutivo – bozza della Legge di Bilancio, Decreto legge “clima” e Decreto legge “fiscale” (https://asvis.it) sono una svolta importante. Pur considerando che per un giudizio approfondito si dovrà attendere l’esito dell’iter parlamentare e che il “green new deal” richiede una visione di lungo termine, Giovannini vede elementi di novità e si rammarica che non vi sia una sufficiente capacità di comunicazione dell’impianto complessivo, lasciando che le singole misure siano di volta in volta fatte oggetto di critica. Inoltre, sottolinea che il Decreto legge “clima” costituisce una sorta di “dichiarazione di emergenza climatica” in quanto nel preambolo si afferma:
“Il Presidente della Repubblica, visti gli articoli 77 e 87, quinto comma, della Costituzione, considerata la straordinaria necessità ed urgenza di adottare una politica strategica nazionale che permetta di fronteggiare l’emergenza climatica, tenuto conto dei lavori svolti a livello internazionale dall’International Panel on Climate Change (Ipcc) in ambito Nazioni unite che evidenziano come la variabilità climatica sia strettamente legata alle attività umane e come le temperature e le emissioni di CO2 continueranno progressivamente a crescere con impatti negativi su numerose aree del pianeta e sulla salute pubblica, …”.
Ben diverso il punto di vista sui tre atti legislativi del Governo, in particolare sul Decreto legge clima, di una parte delle organizzazioni ambientaliste. Greenpeace Italia ha dichiarato “non chiamatelo decreto clima”, dato che “inciderà davvero molto poco sulla lotta all’emergenza climatica in corso, per cui occorrerebbero provvedimenti ben più radicali. Facciamo inoltre notare al governo che l’Italia non è all’avanguardia in fatto di contrasto ai cambiamenti climatici, come affermato nelle ultime ore da importanti esponenti di maggioranza”. Il movimento Fridays for future si è espresso in maniera molto critica, sottolineando che le proposte con un maggior impatto positivo sono state rimandate, mentre “la crisi climatica non può aspettare: solo 11 anni ci separano dal punto di non ritorno, secondo l’IPCC. La politica deve trattare questa crisi per quello che è, ovvero un’emergenza senza precedenti nella storia dell’umanità. E deve farlo adesso.”

In entrambe le posizioni c’è del vero. Il Governo si impegna a coniugare politiche integrate di sviluppo sostenibile e si occupa del clima: il cambiamento è radicale e apprezzabile. L’azione è però troppo debole rispetto alla dimensione del cambiamento che la situazione richiede e il Parlamento potrebbe limitarla ulteriormente. Crediamo che però si siano aperti spazi di lavoro: in questo momento è più opportuno sostenere con forza la “svolta verde” che rigettarla come inutile. Per i dubbiosi, ricordiamoci il livello del dibattito politico sull’ambiente di alcuni mesi fa.