PROGETTO PER IL MIGLIORAMENTO GENETICO PARTECIPATIVO PER LA SICUREZZA ALIMENTARE E PER LA LOTTA AI CAMBIAMENTI CLIMATICI NELLE REGIONI DI ARSI (LOCALITÀ BEKOJI), BALE (SINANA) E SHEWA (HOLETTA) IN ETIOPIA.

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IL MIGLIORAMENTO GENETICO PARTECIPATIVO

Sguardo acuto, grande interesse per tutte le colture e chi le produce, al Sud e al Nord del mondo: questo è Salvatore Ceccarelli, che ormai molti anni fa ha lasciato la cattedra di genetica all’Università di Perugia per l’International Center for Agricultural Research in the Dry Areas (Icarda). Nessuno meglio di lui può riassumerci il significato del miglioramento genetico partecipativo.

Una base alimentare sempre più limitata

Per alimentarci utilizziamo solo 250 delle 50 mila piante commestibili e il 90 per cento delle calorie della nostra dieta deriva da 15 colture, il 60 da tre: frumento, riso e mais (e di queste pochissime varietà). Quattro multinazionali controllano il 49 per cento del mercato mondiale del seme, che insieme ad altre due arrivano a controllarne oltre il 60. Un quadro analogo descrive il mercato globale di fitosanitari. Questo determina una perdita enorme di biodiversità, che mette a rischio non solo il reddito attuale e futuro di molti agricoltori, ma ha gravi conseguenze sulla sicurezza alimentare di molte popolazioni e sul cibo di cui potremmo disporre.

Conciliare sapere scientifico e sapere contadino

La selezione dei semi in base alla produttività del raccolto, al clima e alle caratteristiche del terreno è un miglioramento genetico che appartiene al sapere antico dei contadini. Gli scienziati si sono limitati ad applicare a queste conoscenze le leggi della genetica, rendendo quindi più rapido quello che gli agricoltori erano già abituati a fare.

Iil miglioramento genetico convenzionale è un processo guidato dall’offerta, che orienta la ricerca e decide cosa immettere sul mercato. Gli agricoltori possono solo scegliere tra le varietà proposte, ma queste sono controllate da poche imprese, un oligopolio. Il miglioramento partecipativo inverte questa logica, perché coinvolge gli agricoltori nello sviluppo di nuove tecnologie, evitando di confinarli alla fine del processo senza possibilità di scelta e perché aumenta il numero di varietà da utilizzare.

Il miglioramento genetico partecipativo

Con questo approccio, li agricoltori prendono parte al processo di decisione sul tipo di semi da utilizzare e sul loro valore. Inoltre, il processo non avviene nel chiuso di un istituto di ricerca, ma in campo, nelle aziende dei partecipanti. La collaborazione tra tecnici e agricoltori si articola in vari momenti nei quali il contributo dei contadini e quello degli scienziati si integrano: si stabiliscono gli obiettivi prioritari, si discutono le alternative, gli agricoltori esprimono il parere sulle varietà coltivate, i dati vengono elaborati dai ricercatori e gli agricoltori prendono la decisione finale su quali semi utilizzare. Il successo è quando entrambi sanno di aver contribuito a un progetto comune e, nel corso del tempo, gli agricoltori sono in grado di continuare a migliorare le proprie tecniche da soli, modificando e integrando quanto fatto insieme.

INSIEME AGLI AGRICOLTORI ETIOPI: IL PROGETTO

“Miglioramento genetico partecipativo per la sicurezza alimentare e per la lotta ai cambiamenti climatici” è il titolo del progetto proposto dall’associazione Proiezione Peters e che ha ricevuto il cofinanziamento regionale. Il progetto promuove il “miglioramento genetico partecipativo” della coltura dell’orzo in tre diverse località dell’Etiopia, paese tra i più poveri del mondo, con oltre l’80% della popolazione, che vive nelle aree rurali e dipende principalmente da un’agricoltura di sussistenza. L’orzo è la quarta coltura per importanza del paese, interessa quasi un milione di ettari, in particolare negli altopiani a oltre 3000 m s.l.m., dove è la base alimentare per milioni di persone. L’intervento risponde alle esigenze di un’agricoltura molto vulnerabile alle avversità, alla quale si collegano l’insicurezza alimentare per gran parte della popolazione rurale e le periodiche carestie.

La diffusione di varietà geneticamente uniformi ha reso le coltivazioni ancor più vulnerabili agli stress ambientali e a nuovi agenti patogeni. Inoltre, l’utilizzo di fertilizzanti, antiparassitari chimici e irrigazione, associato a queste sementi, ha ridotto la capacità di adattamento dei sistemi produttivi alle avversità e ha dato origine a fenomeni di depauperamento delle risorse naturali di base (fertilità del suolo, biodiversità) e di maggior dipendenza dalle variazioni dei mercati. I cambiamenti climatici in atto accentuano questi rischi e i processi di marginalizzazione. Per questi motivi, è necessario attivare strategie dinamiche e poco costose, capaci di rispondere alla domanda di maggiore produttività delle colture, di contenimento dei costi e di stabilità delle rese produttive e di maggior autonomia degli agricoltori. Una risposta adeguata è rappresentata dal “miglioramento genetico partecipativo”, che si basa sulla diffusione di risorse genetiche adatte all’ambiente, utilizzando la biodiversità delle varietà locali ancora presenti e di quelle conservate nelle banche del germoplasma, sulla partecipazione attiva degli agricoltori e la valorizzazione delle loro conoscenze e sull’integrazione tra selezione delle piante e tecniche agronomiche sostenibili.

Il progetto, della durata di un anno, coinvolge direttamente 120 agricoltori di tre villaggi in tre diverse regioni Arsi (località Bekoji), Bale (Sinana) e Shewa (Holetta). L’obiettivo della partecipazione è di aumentare l’autonomia e il protagonismo dei beneficiari finali si attuerà coinvolgendo un’organizzazione dei produttori e/o attraverso la consultazione dei beneficiari diretti in tutte le decisioni riguardo in fase di attuazione. Beneficeranno del progetto anche le famiglie degli stessi agricoltori e gli altri coltivatori di orzo delle aree interessate, stimabili in 300 alla prima selezione e in alcune migliaia negli anni successivi, che potranno utilizzare varietà migliorate (e le loro famiglie). Beneficiario indiretto è il principale partner locale, l’Ethiopian Institute of Agricultural Research (EIAR), che attraverso il progetto rafforzerà la sua competenza tecnica nel “miglioramento genetico partecipativo” e potrà affiancare il gruppo di produttori interessato da questo intervento e proporre la strategia in altre comunità rurali dell’Etiopia e con altre colture. L’interesse è ad accelerare quanto più possibile l’avvio di altri processi di selezione in Etiopia e per questo i responsabili politici e i tecnici/esperti operanti in agricoltura saranno i destinatari delle attività di disseminazione dei risultati. Il costo totale del progetto è di 47.600 Euro, dei quali 28.300 saranno coperti dal contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e 13.800 dall’associazione Proiezione Peters e dall’associazione In itinere. Un ruolo tecnico e di relazioni con gli operatori agricoli regionali che stanno portando avanti esperienze analoghe sulle colture orticole è dato dall’Associazione per l’agricoltura biologica (AIAB) del Friuli Venezia Giulia. Data l’importante componente di conoscenza scientifica e la necessità di accedere alle banche del germoplasma, il progetto conta con il supporto di esperti dell’International Center for Agricultural Research in the Dry Areas (Icarda) con sede ad Aleppo in Siria e, in particolare, di Salvatore Ceccarelli, uno dei “padri” del miglioramento genetico partecipativo.

 

GLI OBIETTIVI

Obiettivo generale

Rafforzare la sicurezza alimentare delle popolazioni rurali, riducendo la vulnerabilità dell’orzo (coltura centrale nella dieta locale) agli agenti patogeni e agli stress abiotici e preparando gli agricoltori ad affrontare le nuove sfide connesse ai cambiamenti climatici. La commercializzazione locale della “biodiversità”, attraverso la vendita delle sementi migliorate ha anche un importante impatto economico, perché fornisce un reddito ai produttori delle sementi e riduce i costi del principale input per gli altri agricoltori.

Obiettivo specifico

Produrre sementi di orzo dotate di elevata resilienza e con rese soddisfacenti, a partire dalle varietà autoctone e tradizionali, attraverso la selezione evolutiva e partecipata e pratiche agronomiche, capaci di esaltare da un punto di vista ambientale ed economico, le interazioni tra miglioramento genetico e agronomia.

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LE ATTIVITÀ IN CORSO

Periodo marzo – maggio 2011

Dopo il perfezionamento dei rapporti istituzionali con il partner locale, EIAR – Ethiopian Institute of Agricultural Research (www.eiar.gov.et), ad aprile 2011 sono iniziate le attività di coinvolgimento e coordinamento degli agricoltori nonché quelle di verifica delle condizioni di campo per la selezione degli appezzamenti interessati dal progetto. In particolare, le attività di addestramento di 12 ricercatori provenienti dai Centri Federali, da quelli Regionali e dall’Universitá di Mekelle nel Tigray (da anni impegnata nella ricerca partecipativa) sono state curate da Salvatore Ceccarelli, Icarda – International Center for Agricultural Research in the Dry Areas (www.icarda.org). Inoltre è stato messo a disposizione un software specifico per l’analisi biplot (www.ggebiplot.com).

Argomenti dell’addestramento:

Biodiversitá, Cambiamenti Climatici
Miglioramento Genetico
Miglioramento Genetico Partecipativo
Organizzazione di un programma di Miglioramento Genetico Partecipativo
Disegni Sperimentali e Analisi Statistiche
Produzione di Seme

Periodo giugno – settembre 2011

L’EIAR ha proseguito l’attività di formazione dei coltivatori di orzo partecipanti al progetto, trasmettendo le tecniche necessarie per poter operare nelle parcelle in fase di coltivazione al fine di rendere possibile una corretta valutazione comparativa delle sementi d’orzo. A conclusione di questa attività, 171 agricoltori (con una prevalenza di componente femminile), 8 esperti agricoli del dipartimento, 3 agenti di sviluppo e 9 tecnici addetti alla ricerca sono stati addestrati nella selezione genetica partecipativa e produzione di sementi.

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La produzione di sementi di orzo dotate di elevata resilienza e con rese soddisfacenti, a partire dalle varietà autoctone e tradizionali, ha preceduto la fase di messa a coltura attraverso l’utilizzo di pratiche agronomiche sostenibili. Il disegno sperimentale, la distribuzione delle varietà nei campi sperimentali individuati e l’organizzazione della documentazione da tenere sono stati organizzati con la supervisione del dottor Ceccarelli, mentre il tracciamento in campo e le semine sono stati effettuati direttamente dai tecnici locali. Gli agricoltori hanno partecipato attivamente alla predisposizione delle parcelle e alla semina di 80 differenti varietà di orzo.

Il controllo delle erbe infestanti è stato effettuato dagli agricoltori, mentre quello dell’incidenza degli insetti parassiti è stato demandato agli agenti di sviluppo ed ai tecnici di ricerca.